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LOUIS SICILIANO Úvëa Musica presente Records

Il Compositore Louis Siciliano torna con un nuovo lavoro discografico dal titolo Úvëa. Trentotto brani usciti per Musica presente Records. Il Compositore Louis Siciliano ha chiaro da tempo che la Musica è Energia e che solo apparentemente si cristallizza in forme armoniche, ma che in realtà agisce dinamicamente sulla Psiche, l’Anima dell’ascoltatore, istaurando un rapporto dialogico con essa, come un lungo racconto, itinerario di un viaggio senza fine. Anche le apparecchiature tecniche si trasfigurano e si ammorbidiscono durante una fusione di connessioni, di forze che ricevono il carattere, l’essenza e la potenza d’impressione voluta dall’Artista ricevendone il sigillo in ogni nota, pausa e battito di ritmo, come le forze naturali nelle mani delle incantatrici che piegano a sé la volontà della natura universa e che raccoglie, nell’Armonia delle Sfere, una dimensione sempre più grande, in espansione, in un corpo di gravità che si estende senza limiti, forze interiori della Musica che si fanno immagini evocative. Eccovi di seguito Úvëa, i suoni dell’eternità, la straordinaria recensione nelle parole del Professore Renzo Cresti Direttore Artistico di Musica Presente Records … Con la pubblicazione di Úvëa, Musica presente Records raggiunge pienamente una delle finalità che si era proposta fin dalla sua nascita, ovvero il sondare con i suoni le profondità di uno spazio interiore infinito come il cosmo. Lo straordinario lavoro di Louis Siciliano riattiva l’arcaico codice emotivo e percettivo con cui l’essere umano ha imparato a orientarsi nel mondo, ben prima che nascesse la sintassi, non il linguaggio verbale, ma quello che precede e sopravvive alla parola. Basta aver presagito, almeno una volta che il Mondo, la Terra e il Cielo sono più grandi di noi e di ciò che succede attorno a noi, per entrare nell’infinitudine cosmica di un progetto il cui titolo non vuol dire oltre, né al di là ma significa qui, quando nessuno guarda. Come la rosa del deserto, che sboccia anche se nessuno l’ammira. Úvëa non è un’opera solo da comprendere, infatti la sua costruzione rimane segreta e se ne gode la bellezza dei suoni. Úvëa è da vivere nella concavità della propria intimità che si fa abisso, voragine, immensità, oceano dentro al quale dolcemente naufragare, come canta Isotta Trinken! Trinken! / Unbewusst, / höchstes Glück! Nel finale di quell’opera sublime che è Tristan und Isolde. L’epoca tran-storica e post-umana è stata definita Antropocene, formata da iper-oggetti, cioè da fenomeni talmente grandi ed estesi da mandare in frantumi le nostre tradizionali nozioni su cosa significa abitare il pianeta. Vi è una dimensione esterna alla mente, che i suoni di Siciliano evocano. C’è nella musica di Úvëa qualcosa che somiglia al silenzio delle galassie. Non al vuoto, ma al respiro che lega le stelle. La musica è spugnosa, in essa vengono assorbiti stili del presente e del passato, situazioni sonore e forme distanti tra loro che si intrecciano e intra-agiscono, come scrive Louis Siciliano nel suo volume MUMEx (Bernasconi editore, 2024), dove propone uno Spazio Harmonikale che richiama antiche maniere e moderne scoperte. In questo spazio, le proporzioni armoniche si intrecciano con la struttura quantistica dello spazio-tempo. La musica accoglie l’enigma della vita ed è collegata alle scienze e alle dimensioni infinite in cui siamo immersi, suggerendo un universo in cui suoni, forme e leggi naturali, sono aspetti della stessa Unità superiore, in una visione intensamente olistica. In Úvëa, la musica non accompagna il tempo, lo dissolve in un Ur-Zeit, creando una dimensione sospesa che si perde nell’infinita lontananza del tempo ancestrale. Il più arcaico dei tempi si accoppia a uno spazio senza confini, immaginabile come una spazialità di un bianco purissimo. E il tempo/spazio remoto si collega con quello contemporaneo, dove le intelligenze naturali e artificiali creano nuove interpretazioni del reale (o presunto tale). L’idea del tempo e il modello di narrazione hanno a che vedere con l’ermeneutica del presente, che non concerne più lo scorrere, il fluire, ma subisce uno scarto critico e riguarda la figura simbolica del tempo carica di necessità, di attese e di decisioni. Salti stilistici puntellano il racconto sonoro, slanci e rimbalzi fra vecchi generi e tendenze futuribili, non serve a nulla identificarli, essi nascono per germinazione spontanea. Úvëa è una raccolta di brani unici, interconnessi tra loro come stelle in una costellazione. Dice Siciliano: … non esiste una sequenza lineare. I brani si intrecciano, si rispondono a distanza, si specchiano l’un l’altro come archetipi in risonanza. I titoli sono in una lingua che somiglia all’aria tra due parole. Il fatto che i titoli siano in una lingua elfica – non inventata, ma ritrovata – ci dice che il musicista ha intrapreso un cammino attivo di immaginazione simbolica. Ogni civiltà ha bisogno di un linguaggio per dire ciò che non può essere detto. Religioni, miti, arte: tutti nascono da questo bisogno. Úvëa è una risposta contemporanea a quella sete antica. La lingua elfica non serve conoscerla, è la lingua dell’Anima, dell’immensità del Creato. Il percorso dell’ascoltatore è libero, personale, intuitivo. Ogni brano è una sorta di mandala sonoro, un cerchio che tenta di ordinare il caos interiore. Non per dominarlo, ma per riconoscerlo. Il ritmo non è incalzante: è circolare, lunare, uterino, come il tempo del sogno. È il tempo in cui l’universo ci parla. Questa sequenza di brani non è possibile ascoltarla distrattamente, bisogna immergersi nei suoni e lasciarsi trasportare, contemporaneamente verso l’iperumano e il sovraumano, perché questi suoni cominciano prima della traccia iniziale e non finiscono dopo l’ultima, essi sono sempre stati presenti fin dalla creazione dell’universo e lo saranno fino alla sua fine e probabilmente anche dopo, perché sono eterni.