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Ottocento I colori del nero Grafica europea

COMUNICATO STAMPA ‘800 I COLORI DEL NERO Una lastra nera ti sgomenta come una tela bianca … affermava Arnoldo Ciarrocchi. Una matita poco appuntita mi paralizza un pennello grosso mi par buono per il barbiere, chissà perché la lastra non mi atterriva quanto la tela … diceva Renzo Vespignani. Gianpaolo Berto soggiunge … le misure ideali di una stampa incisa sono quelle della paginetta di un libro di preghiere, di un messalino. L’Incisione è il linguaggio dei segni, una espressione unica tutt’ora insostituibile … afferma Vinicio Prizia
Nell’ambito delle Arti figurative, quando si parla di Grafica, si fa oggi comunemente riferimento, esordisce Giuseppe Gatt, agli esiti del trasporto su materiale cartaceo di una immagine incisa, peraltro con diversi metodi, su una matrice costituita da materiali diversi, legno, metallo, pietra … L’incisione è una tecnica che, al pari di altre tecniche, disegno, pittura, mosaico, scultura …, ed ove l’artefice ne sia all’altezza, è in grado di esprimere autentici capolavori. La Storia dell’Incisione viene da molto lontano ed esiste una imponente trattatistica specializzata alla quale ovviamente si rimanda. Questa opportunità fornisce uno spaccato molto interessante del livello qualitativo raggiunto da alcuni grandi Maestri dell’800, con la semplice utilizzazione del bianco e del nero, servendosi cioè di una matrice, di un inchiostro e di un foglio di carta. Chi osserva una Incisione deve soprattutto tenere presente che questo tipo di Opera d’Arte non è un disegno riportato su legno o metallo o pietra; si tratta, invece, di un qualcosa pensato esplicitamente per la materia con la quale si intende realizzarlo e di questo materiale è necessario saperne utilizzare sino in fondo le qualità, le risorse e le possibilità espressive: lavorando, oltre tutto, a distanza ravvicinata e con i continui rischi dell’esecuzione speculare.
Le Opere presentate sono state eseguite da Artisti dell’800 resi celebri dalle loro produzioni pittoriche o di Scultura; e a queste produzioni va quindi ricondotto il senso delle rispettive rappresentazioni di forme e valori ricondotti, con l’Incisione, a un sistema di segni lineari.
Naturalmente, ogni Artista consegue un proprio sistema, e quindi, una propria grafia che rispecchia fedelmente la personale visione dell’Arte in un momento di Storia e di Cultura che lo colloca, appunto, nell’800 europeo. In questi anni nasce il senso del sublime, del misterioso, del fantastico e dello smarrimento di fronte all’infinito; ed è in questo clima che la Filosofia, la Letteratura e l’Arte cominciano a penetrare l’universo dell’intimo, a indagare i segreti dell’animo umano. L’Incisione si fa allora strumento prezioso per questo scavo nel profondo e la ricerca interiore suscita anche l’interesse per le diverse età della civiltà artistica. Affiora così la visione nostalgica del classicismo, la passione per il mondo gotico nonché l’acuta curiosità per le civiltà primitive, africane, oceaniche.
I grafici del XIX secolo si ispirano a quell’epoca e a quella concezione dell’Arte che più avvertono vicine al proprio sentire. Le tematiche non di rado sono desunte dall’antichità classica; tuttavia la visionarietà che le pervade è decisamente romantica, risolvendosi ogni immagine in simbolo dell’interiorità dell’Artista. Inquietudine e fantasia introducono talvolta tenebra e senso della allucinazione, trasformando la serenità del mondo antico in angoscia nostalgica per un remoto passato: atmosfere lunari e rarefatte, rovine, drammatici paesaggi di foreste e di rocce. Nel suo complesso l’Incisione europea si qualifica sino agli albori delle Avanguardie per un’improvvisazione di eccezionale freschezza e di esattezza esecutiva; non indulge in reminiscenze classiche ed erudite, soffermandosi invece sulla limpidezza atmosferica dei paesaggi, sui cieli trasparenti e sul cangiantismo delle campagne: atmosfere intatte che bloccano, come in un fermoimmagine, tutta la realtà.
Con tratto sicuro, le matrici sono costruite per masse, immergendo l’immagine in una luce di estrema morbidezza, modellata con innumerevoli sfumature; la composizione esibisce una inconsueta classicità, non ricavata dall’antico bensì dalla attenta osservazione della realtà quotidiana. Sul finire del Secolo si affaccia con violenza il contrasto tra il bianco e il nero; appaiono le immagini delle angosciose visioni notturne; i sogni si concretizzano in realtà ambigue; emergono figurazioni complesse e tenebrose, dove l’umanità si mescola alla vita organica ed inorganica. Anche quando l’atmosfera si schiarisce e la tensione delle forme si va placando, il vigore corrosivo dei significati permane, preannunciando la svolta che la Grafica delle avanguardie svilupperà fino al secondo dopoguerra Per Giuseppe Selvaggi al lettore di immagini, a volte opposto del lettore dello scritto che può essere anche auditivo e non visivo, va posto un interrogativo aprendo lo splendore delle immagini qui raccolte, a sua volta trasposizione di immagini esposte in parete, in Mostra d’Arte. L’interrogativo è affascinante per la diversità delle risposte possibili. Va posto dopo aver considerato che l’avvento della Fotografia, le magie tecniche dei mezzi della riproduzione delle immagini, l’intero sviluppo della nostra civiltà visiva appena agli inizi, sino a prevedere prossimi paesaggi e figure, atmosfere e ritmi quali il respiro della Natura riproducibile nella nostra solitaria stanza del sonno o del divago o del lavoro, tutto fa pensare a nuovi rapporti uomoimmagine. Siamo dinanzi ad una raccolta di Carte d’Arte, Opere variamente incise e riprodotte, con firma d’Autore o, quantomeno, con la sicurezza dei loro Autori. Però siamo lontani dal classico cercatore di stampe, come strumento di godimento e di conoscenza, con patiti illustri e sommi, quali Goethe. La raccolta di Incisioni e altre proposte d’Arte in esemplari multipli, anche se ci sono i monoesemplari, non serve più come documento, quali le antiche riprese su lastra di pietra o disegno replicato riguardanti persone, paesaggi, rovine, città, progetti. Oggi, a parte gli aspetti del mercato quale rarità, siamo in situazioni tanto diverse. Eppure, lo dimostrano le grandi aste internazionali riguardanti, citando due quasi nostri contemporanei, firme quali Man Ray o Andy Warhol, persino riproposte meccaniche di immagini sino alla polaroid, c’è la gioia del Collezionista oppure l’emozione dell’innamorato di immagini, si diceva un tempo amatore, a sostenere l’intatto fascino di un foglio comunque nato da un Artista. Comunque prodotto, comunque riprodotto.
L’interrogativo: qual’è la segreta, quasi intima e a volte inconscia, attesa che produce piacere in chi possiede, tocca con le mani, o quantomeno con gli occhi un foglio di questa natura? Il segreto è limpido. Lo viviamo, per trasposizione, anche sfogliando e poi bevendo con lo sguardo queste immagini. Il godimento estremo, certo, è nel possesso totale. Amore compiuto.
Quale la spinta a tale atto d’amore visivo? Quale l’interesse che si trasferisce, anche, nel collezionismo e quindi nei valori di mercato?
È il sapere, ed avvertirlo in ogni senso, persino tattile in casi di possesso o di sola occasione di toccare l’Opera, che il Foglio ha avuto un contatto fisico con l’Autore dell’immagine. Da qui la diversità e la maggiore quasi assoluta presa di un Foglio con tale carisma di rapporto diretto con l’Artista, nei confronti di altra riproposta della stessa immagine con strumenti e risultati magari straordinariamente più efficaci alla vista. Ed alla comodità, come saranno le immagini d’Arte disponibili con i prossimi strumenti visivi. Chi tocca, chi guarda, sa in cuor suo e in mente sua, con dinamismo di incontro tra intelligenza ed emotività, che quel Foglio è stato contattato fisicamente dall’Artista. Quindi il multiplo non è una riproduzione da mani altrui, anche se nell’insieme tecnico, in gran parte, spesso lo è stato. La firma opera il suggestivo rapporto di presenza nel foglio dell’Artista, fisicamente. Le Sue mani. Il Suo guardare. Il Suo consenso. Questo è ben chiaro nelle Grafiche di oggi, in massima parte firmate e numerate dall’Artista. Nel riandare all’Ottocento, e prima, possono mancare la prova della firma e quella della numerazione. La situazione è ancora, in un certo senso, fredda con la Grafica incisoria ricavata da illustrazioni librarie. Quali le stampe di Dorè nelle edizioni di quando l’Artista era in vita. In taluni casi il rapporto, ed accade per le illustrazioni-incisioni di antiche edizioni, il rapporto emotivo e di possesso si trasferisce anche nello Stampatore, se passato alla Storia delle Arti. Il possesso visivo è la realtà che rende viventi le Arti figurative. Il possesso, di proprietà o di vista diretta sulle pareti dei Musei, delle Chiese, dei Palazzi con Collezioni, delle Mostre, ha una struttura lineare con le Opere uniche. Si sa, per documentazione o per fiducia, che l’Opera è del tale Pittore o Scultore o, nei nuovissimi casi, persino del Fotografo. Lastra o pellicola da lui elaborate dopo lo scatto. Il possesso visivo è una realtà, invece, che va ricreata e adattata alle diverse situazioni, quando si tratta di avere fiducia per immagini firmate solo in lastra, o senza nemmeno tale firma. Come spesso in passato. Il discorso porta lontano, sino all’Eros visivo tramite l’immagine. Sino, ed è questione antica, all’incontro di preghiera, con l’immagine sacra. Il possesso visivo è automatico nei casi di intensità di ammirazione. È razionale, anche, per le Opere uniche e per i Fogli d’Arte incisoria, sino alle derivazioni a stampa o serigrafate, purché di numero dichiarato. Deve essere chiaro a chi guarda o detiene di essere un amante, se non unico, privilegiato.
Questa è la testimonianza panoramica di una selezione dell’immagine grafica o disegnata dell’800, con intento e risultato d’Arte. L’analisi del periodo, degli Autori è cosa a parte. Qui si vuole affermare che l’Incisione, la Xilografia, la Serigrafia … come ogni altro strumento d’Autore per fare grafica sono, sempre, attualità. Attualità nel segno della vita. I fogli pur multipli sono carta viva. Come le tavole, le tele ogni altro spazio su cui ha posto mano diretta l’Artista.
E per sintetizzare, questa Prima Edizione è una Cronaca dell’800, in cui tanto, mirabilmente, è detto, e altrettanto suggerito.

 

 

 

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