Maryam Bakhtiari nello Studio di Salvatore Provino

COMUNICATO Il segno, come risultato di un gesto, è il principio artistico che guida il lavoro di Maryam Bakhtiari, evidenzia Andrea Baffoni, riuscendo, grazie ad esso, a manifestare sulla tela il segreto della propria interiorità. Un richiamo all’automatismo psichico, come tentativo di tradurre pittoricamente la forma dell’Anima, e in ciò, va subito precisato, si rileva l’origine iraniana dell’Artista, con il particolare rimando all’Arte calligrafica, che nella propria Cultura è solitamente riservata alla Poesia. Lo Spirito creativo di Maryam ha affrontato nel tempo un processo di catarsi, attraversando più stagioni: da un esordio scolastico, dove la Pittura era essenzialmente figurativa, ad una fase di abbandono, per dedicarsi lungamente alla Musica, e infine il ritorno alla Pittura, a seguito del trasferimento in Italia, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma. L’approdo a Roma, e l’immancabile influsso della grande tradizione artistica italiana, ha presto innescato un processo di revisione stilistica, definitivamente svelatosi nell’astrazione segnica di matrice informale. La Musica e la Calligrafia sono gli elementi portanti del suo lavoro, che si pone oggi come ponte di collegamento fra Oriente e Occidente. Calligrafia e Musica, si diceva, sono gli elementi fondanti del suo lavoro. Il segno nasce dal movimento della mano, prendendo origine, il più delle volte, da una lettera dell’alfabeto parsi, e con esso l’Artista costruisce la struttura del dipinto. Il segno calligrafico diviene la sostanza dell’Opera. Ad esso si unisce l’essenza, che nello specifico è rappresentata dal ritmo musicale. In particolare è il suono del Daf, tamburo a cornice della tradizione iraniana, con cui Maryam intona le ritmiche della propria Cultura che l’hanno portata in Giappone, in Francia, in Belgio, in Italia … Come in ogni strumento a percussione il gesto della mano determina il ritmo, così l’utilizzo deI Daf l’ha condotta verso una spontaneità gestuale, determinante anche per la rinascita pittorica. Alla forma primaria della lettera, quindi, si unisce la ritmica del movimento, giungendo infine a disegnare sulla superficie la propria essenza spirituale.

Quando ho avuto la possibilità grazie al Maestro Salvatore Provino, scrive Antonio Carpenito, di vedere le Opere di Maryam Bakhtiari, sono stato da subito colpito dalla straordinaria forza di penetrazione emotiva che l’Artista, attraverso l’espressione della propria Arte, è riuscita a farmi percepire. Le Opere manifestano, nel loro contenuto astratto, una piacevole intensa sensazione mistica che giunge direttamente all’animo dello spettatore.

Maryam Bakhtiari, iraniana di nascita e lì formatasi tra grandi emozioni socio­politiche e religiose, sottolinea Francesco Martani, parla solo di Pittura, di Pittura in senso proprio. Ella sceglie la via della ragione, dove la sua progettualità, le sue emozioni e le sue pulsioni, vengono da terre lontane e dal profondo del suo animo. Le sue stesure sono nuclei che documentano una stagione prettamente informale. Ha un segno forte, ha una gestualità matura ed usa la materia e il colore con toni acuti ma giustapposti. I suoi segni solcano, incitano, affondano sulla tela in uno spazio stabile e ben definito. Maryam, a mio parere, è un’Artista attualissima che suggerisce spazi nuovi e segni che giungono a definire nuove possibilità strutturali. Ella propone tratti, lacerazioni sicure, ma cariche di brani di memoria e che pone in spazi tanto leggeri, quasi diafani, ma carichi di linguaggi plurimi, di letteratura e filosofia. La sua Pittura è specifica, di una qualità altamente riflessiva, con traiettorie libere, altamente gestuali ma spontanee, dove un soffio di colore, qua e là, coagula il concetto percettivo del pensiero. La sua Pittura la si sente greve di partiture lontane, segnate da stagioni e da luoghi serrati che hanno radici longeve.

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