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MICHELE DE LUCA Visio Mostra personale a Carrara


COMUNICATO STAMPA → Sabato 3 Giugno 2023, alle ore 18, nello spazio della Galleria d’Arte IDRA di Valeria Lattanzi si apre “Visio” la Mostra personale dell’Artista Michele De Luca, da quarant’anni personalità di spicco dell’Arte contemporanea. Pittore più volte raccontato criticamente da figure militanti come Enrico Crispolti, Anna Imponente, Gabriella De Marco, Giorgio Patrizi e Stefano Giovanardi, De Luca viene da radici liguri. Nativo di Pitelli (La Spezia), ha insegnato alle Accademie di Belle Arti di Brera a Milano, Sassari, Firenze e Roma. Ha vissuto il suo romanzo di formazione, dopo il Liceo Artistico a Carrara, all’Accademia di Belle Arti di Firenze, intrecciando, fin dagli esordi, codici e medium espressivi, non solo musica e teatro; ma soprattutto pittura e poesia, pubblicando, parallelamente ai testi visivi, liriche intrise di un sottile pensiero per immagini. Negli anni romani, a metà degli Ottanta, De Luca attraversa l’espressionismo nelle sue molteplici chiavi, alternando un continuo dialogo tra figurazione e astrazione, con incursioni nell’informale gestuale e materico, contaminato e arricchito poi, con soluzioni polimateriche in cicli di Opere tenute in bilico tra pittura e scultura. Dagli anni novanta, si rafforza la ricerca segnica, con esiti di scavo incentrati sulla regia simbolica della luce, spinta su territori sempre più evocativi, al limite della pittura “pura”, orchestrata su tele di grande formato, trattate come varchi di energie luminose. La Mostra alla Galleria Lattanzi sarà l’occasione per conoscere una densa antologia di “visioni” figurali, che restituiscono il disegno complessivo, la visio appunto, del percorso artistico di Michele De Luca lungo gli anni, laddove come scrisse Crispolti: “De Luca rinnova l’intensità di un caratteristico lirismo fatto di concitate e inquietanti attese di rivelazione di luce”. La Mostra è curata dal Critico d’Arte Davide Pugnana che presenterà le Opere al vernissage del 3 giugno; rimarrà aperta al pubblico fino al 7 ottobre, con orario dalle 18 alle 20.

 


 

L’apparire della luce dentro lo spazio dipinto: le visioni di Michele De Luca, tra segno pittorico e parola poetica di Davide Pugnana
Osservando con sguardo a volo d’uccello le stagioni creative di Michele De Luca viene subito alla mente il titolo di un’antologia di poesie che raccoglie testi composti dall’artista tra il 1982 e il 2007, ossia in un torno d’anni cruciali per il collaudo di una ricerca pittorica abitata da un’inquietudine che non trova mai requie. Il titolo, subito obliquo rispetto a indugi di realismo, è Altre realtà. Quando sullo scorcio degli anni Ottanta Michele De Luca pose mano alle sue prime mature “visioni” (come nel ciclo degli Ossessi o gli assemblaggi polimaterici) la grammatica di figurazione-deformazione di ascendenza espressionista e le creste alte degli spessori cromatici dell’informale si intrecciarono in partiture che, a fatica, trattenevano un’esplosione segnica già viva in potenza, come dimostreranno le soluzioni espressive dei periodi, fino all’attuale, successivi. In questo senso, l’immagine-metafora insita in un titolo come Altre realtà, diventa un punto di partenza per leggere le opere visive di De Luca, il loro configurarsi come varchi per paesaggi prima che fisici, mentali. Ogni sua composizione ci mette al cospetto di una soglia, o, meglio, ci inchioda davanti al telaio di una porta aperta su percezioni nuove. Pittore estremo fin dagli esordi, dotato di una prestezza d’esecuzione che passa dialetticamente dalla parola all’immagine, De Luca lavora sulle possibilità simboliche della luce, usata come crisma evocatore di livelli più profondi, di precipizi verso un assoluto che la tramatura formale delle tele incarna in un ordito cartesiano, stabilizzando, o catturando, dentro un segno rigoroso, ciò che di per sé sfugge alla rappresentazione. Come nell’Infinito di Leopardi, anche nelle visio figurali di De Luca la percezione di una dimensione extra-sensoriale diventa vertigine mentale, intesa come sentimento prossimo ad una sorta di mistica laica. Nel dominio di queste apparizioni iconiche la scacchiera astratta dei segni ingaggia una lotta con l’innominabile: attraversato da fenditure di luce, il linguaggio dell’arte tenta di sagomare uno spazio così lontano e inaccessibile ai sensi da risultare imprendibile perfino dalla forma. Per questo De Luca non è solo un poeta visivo della luce, come è stato ben sottolineato dalle prime sistemazioni della critica militante; ma, in primo luogo, un sapiente e callido costruttore di spazi pittorici. Il pattern luminoso delle sue geometrie, scavate opera dopo opera – quella pulsazione di luce arcana dei suoi quadrati o rettangoli dai bordi sfrangiati in uno sfiocco sempre prossimo ad irradiarsi – sono parte di un’organizzazione rigorosa dello spazio figurativo che lo sperimentalismo novecentesco ha esaltato, in prima istanza, con le frantumazioni policentriche del Cubismo e del Futurismo e poi ha quasi dissolto con le tentacolari ragnatele delle gocciolature di Pollock e le ampie campiture tonali di Rothko, per desacralizzarsi, infine, nelle ferite di rottura, con i tagli concettuali di Fontana e con le suture e slabbrature certosine, chirurgicamente inferte alla pelle dell’immagine, delle combustioni plastiche di Burri. In Michele De Luca la memoria della lezione delle lacerazioni e riconfigurazioni spaziali – alla scaturigine, soprattutto, ottocentesche, con gli imbuti concentrici dei cieli di Turner che apre l’assoluto dello “spazio romantico”, per citare una felice intuizione di Francesco Arcangeli, e, dopo, con le frastagliate cartografie novecentesche – viene assorbita e rimodulata attraverso una gestione predominante dello sfondo che non retrocede a sottopelle passivo lasciato in balia del ductus di tocco; ma, al contrario, viene accuratamente risolto affinché primeggi l’irrompere delle sciabolate di luce, a un tempo memorabile e pervasivo. Otticamente, gli slarghi o fenditure di luce, spesso portati ad uno zenith luminoso che campeggia al centro dei dipinti o zigzaga in vettori di linee frante, diventano grimaldelli per accedere o suscitare realtà altre. Per questo De Luca non è solo pittore di luce, ma, prima di tutto, è pittore di spazi. Spazi orchestrati in modo tale che la fonte luminosa abbacinante si manifesti nella sua potenza rivelatrice. È grazie alla finzione pittorica come ‘luogo d’intensità’ (l’espressione è dello psicanalista Aldo Rescio) che l’immagine si apre concettualmente a livelli di significato più profondi. Il focus percettivo delle striature di accensioni lineari che tagliano il vuoto silente delle campiture, spesso accordate su timbriche sature, diventa possibile in virtù di uno sfondo trattato come letto di epifanie capaci di mettere in risalto i valori plastici dei segni e, nel contempo, imboccando il realismo visionario della raffigurazione, per spingerlo al di là della realtà stessa, in un immoto spazio siderale fuori dal tempo. Proprio per questo gli sfondi di De Luca respirano grazie ad una texture di colpeggiature ora minute ora larghe che, sul piano della tenuta espressiva, si assestano su di una tessitura cromatica vibrante. Le composizioni, sospese tra valori tattili e pittura di pensiero, mai chiuse malgrado la loro severa calibratura formale, danno corpo ad un incanto libero di spazi, manifestazione di un luogo interno alle cose che il palesarsi delle lame di luce rischiara in supremi momenti di visione. Calato in una prospettiva di antico lignaggio stilistico, De Luca appartiene alla compagine dei pittori “di pensiero” che dipingono con la mente, per i quali la tela è dominio dell’intelletto: è teatro di immagini rischiarate da una luce tutta mentale che si fa tramite per slarghi immaginativi. È come se dalle superfici distese si andasse, attraverso sbreghi irraggianti, alle visioni in profondità. Nello statuto artistico di questo gesto l’attitudine concettuale alla costruzione di una spazialità alimentata dall’invenzione fa della pittura un mezzo di conoscenza, certo mai disgiunto dalla nominazione verticale della parola poetica. Speculari, allineate con sapiente bifrontismo, sono le simmetrie tra testi verbali e partiture visive, come nel caso della tastiera sontuosa di metafore che si depositano nelle liriche con una funzione strettamente ekphrastica rispetto al pensiero per immagini che soggiace alle sequenze segniche: “tracce tipo-eroi/ o il formicolio di esistere/ o traumi leggeri come nervi di foglie/ o brani evocati da oscuri autori/ con toni bassi e incrinati” (Traccia del passaggio), “un crollo interno/ un sogno irrequieto/ che sta per incarnarsi/ e non lascia debito/ al riposo […] e pianti geometrici/ brillanti/ come prismi/ sperimentali.” (Studio per ‘Un ricordo’ ), fino a sintagmi che si spingono a mimare il gesto pittorico, come il “ferimento coagulato”, o, in un testo come Argomenti che funge da equivalente verbale della poetica per picta: “l’andare dei silenzi/ in zone liquide/ intrise/ di atti viscerali/ come/ materiche le frequenze/ che mi squarciano”. Questo sistema di vasi comunicanti tra gnosi pittorica e parola poetica è la cifra delle raffigurazioni aniconiche di Michele De Luca, che in una lirica come Sere l’autore definisce “prisma di sogno”. Il fine conoscitivo di questo attraversamento dello spazio iconico come soglia di orizzonti invisibili, ma nominabili dalla pittura, è perfettamente descritto in Universale, il testo che, più di altri, si avvicina alla morfologia segnica delle modulazioni di luce che increspano le superfici delle opere. La parola-chiave “spazio”, collocata in posizione incipitaria, si disvela in tutta la sua polifonia semantica e scopre la tensione all’assoluto, romantica ed esistenziale insieme, che leviga senza sosta le visio di De Luca, il loro tendere spasmodico all’orizzonte in perenne fuga delle stelle; alla loro arcana pulsazione ritmica; alla loro struggente, inarrivabile luce che irradia il desiderio umano: “Lo spazio nostalgico/ lo spazio cilindrico/ ossimoro innocuo/ del germe umano […] Vai sempre vai/ dopo il fluire ultimo/ della fosforescenza delle stelle/ malate d’ansie/ di freddo/ di circuiti dell’implosione.”

 


 

MICHELE DE LUCA note bio/bibliografiche

Michele De Luca è nato a Pitelli (La Spezia), ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Firenze; ha sperimentato diversi linguaggi espressivi: pittorici, musicali, teatrali, letterari e ha lavorato come scenografo e ricercatore in teatro e cinema. A Roma dagli anni ottanta dipinge lavori espressionisti di violenta impronta gestuale e assemblaggi polimaterici, realizzando pitture, sculture, disegni, poesie visive e libri d’artista. Artista e poeta, in parallelo alla pittura sviluppa un’originale produzione poetica intimamente legata alle tematiche visive. Dagli anni novanta, passando per una fase costruttivista, con colori freddi su legni e lastre metalliche, giunge a una distintiva e meditata linea di ricerca astratta che vede nella luce un dato di costante riferimento. Dai Duemila i temi dell’energia, della velocità e del tempo si concretizzano in tavole, carte, strutture e grandi tele che, giocando sul binomio ombra-luce esaltano la dilatazione coloristica delle luminescenze; queste sembrano propagarsi, oltre la soglia del supporto dell’opera, come onde di pura energia verso il vuoto dell’infinito, evocando così con la sua “pittura di luce” l’aurorale presenza dell’evento cosmico. Da sempre intimamente legata alle tematiche visuali è la sua ricerca poetica che partendo da un  “espressionismo raggelato”, comunica attraverso un’acuta sperimentazione linguistica la semplicità e l’immediatezza di una visione interiore. Sue poesie sono uscite su riviste, libri, antologie e poi raccolte nel volume antologico Altre realtà, prefazione di Stefano Giovanardi, edito da Quasar nel 2008; seguono Episodi del diluvio, poemetto in dodici canti e tredici tavole a colori, Edizioni e Galleria Roberto Peccolo, Livorno, 2015; Parvenze, prefazione di Marzio Pieri, Eureka, 2017. Ha insegnato alle Accademie di Belle Arti di Brera a Milano, Sassari, Firenze e Roma. Vive e lavora in Liguria e a Roma.

Dagli anni ottanta Michele De Luca si è affermato, operando a Roma, fra le forze più autentiche della nuova generazione artistica italiana, impegnato in una dimensione propositiva caratterizzata da una straordinaria densità di motivazione esistenziale. (…) Nelle ultime opere la pittura di De Luca rinnova l’intensità di un caratteristico lirismo fatto di concitate e inquietanti attese di rivelazione di luce, e che si afferma fra le più originali proposizioni della sua generazione (Enrico Crispolti).

Mostre personali

Break Club, Roma, 1987; Studio Ghiglione, Genova, 1988; Galleria ES, Pinerolo (TO), Università degli studi, Siena, Galleria Duemme, Genova, 1991; Galleria Loplop, Roma, Esposizione internazionale Cristoforo Colombo, Genova, 1992; Università degli studi, Genova, 1996; Accademia d’Ungheria, Palazzo Falconieri, Roma, 1997; Museattivo Claudio Costa, Genova, 1998; Galleria Immaginaria, Firenze, 2001; Studio Ghiglione, Genova, 2002; Galleria Roberto Peccolo, Livorno, Studio Watts, San Gemini (TR), 2003; SICAF, Seoul International Art Fair, Soul, Corea, 2004; Associazione culturale Tralevolte, Roma, Galleria Miralli, Palazzo Chigi, Viterbo, 2005; Tuma’s, Roma, 2007; CAMeC, Centro d’Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia, 2008; Spazio Quasar, Roma, 2009; InsightSpaceGallery, Roma, Chiostro di San Nicola, Anacapri, Museo Casa Deriu, Bosa (OR), 2010; Chiostro della Chiesa di San Francesco, Pienza, 2012; Palazzo Bentivoglio, Bologna, 2013; Galleria La Bottega dell’Arte, Gorizia; Associazione culturale Tralevolte, Roma, 2014; Bibliothé Contemporary Art Gallery, Roma, 2015; Festival delle arti Nuvola Creativa, Museo Macro Testaccio, Roma, 2016; Studio Primo Piano, Chiavari (GE), 2018; AB Studio, Roma, Macro Asilo, Museo Macro, Roma, 2019; Apocryphal Gallery, Roma 2020; Open studio, RAW, Rome Art Week, Roma, 2022; Associazione Culturale Idra, Carrara, 2023.

ha partecipato a Rassegne

Torino (Promotrice delle Belle Arti), Venezia (Fondazione Bevilacqua La Masa), Milano (Mudima, Collezione Fabbrica Borroni, Bollate), Pisa (Palazzo Lanfranchi), Genova (Museo Villa Croce, Museattivo delle Forme Inconsapevoli), Bologna (Artefiera), Napoli (Jus Museum), Firenze (Palagio di Parte Guelfa), Narni (Ex Pretura), Gubbio, (Palazzo dei Consoli), Treviso (Imago Mundi Collection), Lecce (Castello Carlo V, Museo MACMa, Matino), Perugia (Palazzo dei Priori), Sarzana (Oratorio di Santa Croce), Ancona (Mole Vanvitelliana), Monfalcone, (Galleria Comunale), Lucca (Chiostro di San Lorenzo), Caserta (Reggia di Caserta), Francavilla al mare (Museo Michetti), Prato (Palazzo Datini), Malo (Museo Casabianca), Teramo (Santuario San Gabriele, Isola del Gran Sasso), Pescara (Museo Vittoria Colonna), Roma (Chiostro del Bramante, Palazzetto Venezia, Camera dei Deputati, Accademia d’Egitto, Museo MAAM, Complesso Monumentale San Michele a Ripa, Palazzo dei Congressi), Montecatini Terme (Museo MO.C.A.), Fano (Palazzo Corbelli), Senigallia (Museo dell’Informazione), Fabriano (Pinacoteca Civica), Monza (Palazzo Reale), Galatina (Museo Cavoti), Siena (Santa Maria della Scala), Città del Vaticano (San Pietro, Braccio di Carlo Magno), Lamezia Terme (Palazzo Nicotera), Cosenza (Museo dei Brettii e degli Enotri), Cassino (Biblioteca Comunale), Macerata (Musei Civici), Gibellina (Museo delle Trame Mediterranee, Fondazione Orestiadi), Cefalù (Museo Mandralisca), Portogruaro (Galleria Comunale ai Molini), Grosseto (Galleria Comunale), Cagliari (Museo della Cittadella, Università), Catania (Museo Biscari), Genazzano (Castello Colonna), Spoleto (Museo Comunale), Campobasso (Palazzo Falcione), Salerno (Certosa di Padula). Ha partecipato a rassegne internazionali a Parigi, Londra, Il Cairo, Sharjah, Abu Dhabi, Tokyo, Melbourne, New York, Seoul, Buenos Aires, e in Finlandia, Irlanda, Svizzera, Germania, Corea, Emirati Arabi Uniti.

contributi critici

Enrico Crispolti, Anna Imponente, Gabriela De Marco, Paolo Balmas, Manuela Crescentini, Enzo Cirone, Ennio Borzi, Luca Beatrice, Paolo Bertolani, Ignazio Delogu, Miriam Cristaldi, Guglielmo Gigliotti, Luigi Paolo Finizio, Lorenzo Mango, Alberto Dambruoso, Cesare Sarzini, Giovanni Iovane, Cesare Vivaldi, Cristiana Perrella, Marzia Ratti, Cecilia Casorati, Giorgio Di Genova, Paola Watts, Ettore Bonessio di Terzet, Paolo Campiglio, Flaminio Gualdoni, Laura Mare, Mariano Apa, Cesare Sarzini, Vito Apuleo, Giorgio Patrizi, Stefano Giovanardi, Ferruccio Battolimi, Carlo Alberto Bucci, Barbara Tosi, Laura Cherubini, Anna Nassisi, Valerio Cremolini, Lara Conte, Luca Basile, Ludovico Pratesi, Diego Collovini, Francesco Tarquini, Maurizio Sciaccaluga, Eloisa Saldari, Marzio Pieri, Francesco Gallo Mazzeo, Luca Pietro Nicoletti.

 


 

MICHELE DE LUCA comunicazione opere in mostra

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