IL SENSO E LA FORZA DELL’ETICA NEL ROMANZO CRIMINE INFINIT8 di Esther Basile

IL SENSO E LA FORZA DELL’ETICA NEL ROMANZO “CRIMINE INFINIT8” di Esther Basile, Filosofa dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli.

In “Crimine infinit8”, di Cristiano Barbarossa & Fulvio Benelli, il libro e gli autori si palesano in una veste interessante per chi indaga le organizzazioni criminali e per chi ha a cuore il bene della società.

L’uomo si rapporta a se stesso e al mondo seguendo un principio di etica che si configura come esercizio originario del sapere.

È questa la nostra percorribilità fra l’inizio ed il tutto. La razionalità non indica nulla a proposito dei principi, la sapienza è concessa infatti solo a chi ha sofferto un dolore e testimonia la scissione degli opposti, la contraddizione del reale.

Nell’epoca degli dèi ormai fuggiti, la vicenda umana ha bisogno di ancorarsi all’etica. Ha bisogno di una collettività. L’Essere non si esaurisce nella manifestazione dei singoli enti, e solo in questo senso esso è sublime, ma non abita in una trascendenza fuori della storia.

Forse nell’opera umana e nella sua etica esiste la vera passione e solo così l’uomo e la donna potranno raggiungere la via del sapere. La vita dell’individuo è attiva per cui la filosofia non è solo la capacità di conoscere e di sapere, ma anche di agire ed operare.

Passione e teoria ottengono l’effetto di innalzarsi al di sopra della duplicità insita nel reale. È solo in funzione della sua esistenza che l’uomo realizza la sua vita quotidiana, radicata in precise situazioni storiche, la cui realtà non si rivela tramite una riflessione, ma nella necessità di decidere.

Il reale è quindi un compito che va sempre adeguato. L’esperienza comprende una totalità: esperienza della storia, dell’oggettivo, del poetico, del fondamento, dell’essere.

L’ESSERE emerge dalla schiarita degli spazi, tutto va nella direzione dell’agire ed a questo agire noi dobbiamo far fronte. Atteggiamenti e non solo ragioni aprono la via del sapere; ed è in un tale contesto etico che sperimentiamo la molteplicità dei saperi, la theoria. L’essenziale si propone in una forma particolare di esperienza questa non può semplicemente limitarsi ad essere affezione o emozione e neppure come diceva Nietzsche, è un patire sconsolato e indifferente della realtà.

L’ultimo Heidegger, quello dei saggi raccolti in Unterwegs zur Sprache, nell’analizzare la natura del dire “elemento comune al poetare e al pensare”, ne ricostruisce l’affinità etimologica con zeigen (mostrare).

Ogni riflessione del linguaggio e del filosofare diventa ricerca erudita. Se cerchiamo un fondamento nell’etica dobbiamo rivalutare l’umanesimo, la nascita del mondo umano viene individuata nell’atto del disboscare.

La via è nel condurre un pensiero pensante per poter ricreare una comunità. L’attività della ragione è solo una tra le diverse capacità umane: il primum non è la ragione che, partendo da principi superiori e procedendo secondo le regole della logica, stabilisce un sistema di verità particolari, il primum è la situazione della quale l’uomo si accorge e nella quale egli deve decidere come reagire e di quale mezzi servirsi ai propri scopi.

Cercare una forma in cui si determina l’essere, questo dovrebbe essere lo scopo della nostra esistenza. La forma nella quale l’uomo si svela attraverso la politica. Per ognuno di noi deve esserci l’unità delle discipline e quindi l’attività primaria deve essere l’ingegno e la fantasia. L’ingegno diventa una facoltà specificamente umana anche a causa di una certa mancanza della natura umana. La formazione del mondo civile è un processo basato sull’etica e si sviluppa ogni volta all’inizio della storia delle culture, per essere attività specifica umana.

Dobbiamo stabilire un sistema di verità particolari e rifiutare ogni pragmatismo se vogliamo essere liberi. Occorre ritrovare una linea di congiunzione fra la tradizione e la contemporaneità.

Dimostrare l’importanza speculativa per fissare il senso della parola per far sì che la facoltà umana si arricchisca di creatività come mezzo. Tutto dipende dal fatto che si trovi o meno il giusto punto di partenza, che offra a qualsiasi speculazione teoretica o deduzione sillogistica la condizione per la possibilità del loro manifestarsi, forse solo quando verranno eliminate le strettoie delle estetiche moderne, si darà via libera ad una riflessione dell’origine.

Ecco perché il libro offre spunti diversi di riflessione ed anche una chiave di riscatto in una società impietosa come la nostra.

La raccolta è un progetto diegetico letterario, in cui lo scrittore ed il reporter guardano da un lato al giornalismo e dall’altro alla realtà.

In generale è possibile affermare che il desiderio dei due autori conoscere, scoprire, vedere altri mondi ombrosi consiste nell’ approfondire quelli che ci circondano.

A settembre del 2022, “Crimine infinit8” è stato presentato dagli autori al Festival Internazionale di Narni XV EDIZIONE – Letteratura e Saggistica – ideato da Esther Basile.

 

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